Il 17 aprile 2026 il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato in via definitiva le linee guida sull’utilizzo dei tracking pixel nelle comunicazioni di posta elettronica. Non è una bozza in consultazione: il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29 aprile 2026 e stabilisce il tempo per mettersi in regola.
l’Autorità reputa congruo individuare un termine pari a 6 mesi dal momento della loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entro il quale i soggetti tenuti dovranno conformarvisi
Sei mesi dal 29 aprile portano alla fine di ottobre 2026. Se inviate newsletter, campagne commerciali o email da un CRM, la scadenza vi riguarda — e riguarda quasi tutti, perché il pixel di tracciamento è attivo per impostazione predefinita in gran parte degli strumenti di invio.
Che cosa è, esattamente
Il Garante lo descrive senza ambiguità: una immagine minuscola, spesso trasparente, di un pixel, ospitata su un server remoto e inserita nel codice HTML del messaggio. All’apertura dell’email il client scarica quell’immagine, e nel farlo invia una richiesta al server di chi ha spedito.
Quella richiesta porta con sé più di quanto si immagini:
- la conferma di apertura del messaggio
- l’indirizzo IP del destinatario
- il tipo di dispositivo usato
- data e ora dell’apertura
- il numero di riaperture
Il provvedimento qualifica lo strumento come particolarmente invasivo per la sua natura occulta, e come un meccanismo di tracciamento nascosto. È questa la chiave di lettura di tutto il resto: il problema non è la misurazione in sé, è che avvenga senza che il destinatario lo sappia e possa opporsi.
Il riferimento normativo è l’art. 122 del Codice privacy — la norma che recepisce la direttiva ePrivacy e che tutela l’accesso al terminale, la stessa che regge la disciplina dei cookie. Da lì deriva la regola: serve il consenso.
Le tre eccezioni, e quella che vi interessa
Il consenso è la regola, ma non è l’unica strada. Il provvedimento indica dei casi in cui il pixel può essere usato senza consenso preventivo:
- Misurazioni statistiche su dati anonimizzati — il conteggio aggregato.
- Processi di autenticazione e sicurezza.
- Comunicazioni istituzionali o dovute: avvisi bancari, adempimenti di legge, allerte antifrode.
La prima è quella che risolve il 90% delle preoccupazioni di un’azienda, e vale citarla per esteso:
ogniqualvolta l’impiego di tracking pixel sia funzionale all’effettuazione di un conteggio di tipo statistico che misuri la percentuale globale di apertura dei messaggi […] simili indagini di tipo statistico impongono l’adozione di tecniche di anonimizzazione delle informazioni, in modo da non consentire misurazioni personalizzate
Tradotto in pratica: il tasso di apertura complessivo della campagna resta misurabile. Sapere chi ha aperto, quando e quante volte, no — non senza consenso. La linea di demarcazione è fra il dato di insieme e il profilo individuale, e passa esattamente dove la maggior parte dei tool di email marketing è configurata sul lato sbagliato.
Il punto che quasi nessuno vi dirà
Qui c’è la parte controintuitiva del provvedimento, e conviene leggerla prima di progettare una raccolta di consensi complicata:
il consenso alla ricezione degli strumenti di tracciamento in questione possa, in linea di principio, essere ricompreso in quello, più generale, alla ricezione delle comunicazioni promozionali, in modo da consentire che la persona esprima a tal fine un unico consenso informato. Ciò alla condizione, tuttavia, che la richiesta sia formulata in modo neutro e privo di forzature.
Non serve necessariamente una seconda casella di spunta. Il consenso al tracciamento può viaggiare insieme a quello per le comunicazioni promozionali, purché la richiesta sia neutra e non forzata — e purché il tracciamento sia effettivamente spiegato, non nascosto in fondo a un’informativa.
È una buona notizia sul piano operativo e una cattiva notizia per chi sperava di cavarsela cambiando una riga: la neutralità della formulazione è un requisito sostanziale, e un modulo costruito per spingere al sì non la soddisfa.
Dove vive il pixel nei vostri sistemi
Qui il discorso smette di essere giuridico e diventa una questione di configurazione. Tre punti da guardare, in ordine di quanto passano inosservati:
Il CRM. Se usate Dynamics 365 Sales con il monitoraggio dell’engagement sulle email commerciali, quel monitoraggio è tracciamento individuale: registra chi apre e quando, per singolo contatto. È la voce più esposta, e anche la più facile da dimenticare, perché non vive dentro un “tool di marketing” ma dentro il gestionale delle vendite. Il contesto lo trovate nella nostra guida a Dynamics 365 Sales e Customer Service.
Lo strumento di newsletter. Qualunque piattaforma di invio traccia le aperture per destinatario, e nella quasi totalità dei casi lo fa per impostazione predefinita. La domanda da porre al fornitore è precisa: esiste un’opzione per disattivare il tracciamento individuale mantenendo il conteggio aggregato? Se la risposta è no, la scelta è fra il consenso e la rinuncia al dato per-persona.
La conferma di lettura di Outlook. Non è la stessa cosa, e il provvedimento aiuta a capire perché: il pixel è occulto, la conferma di lettura è una richiesta visibile che il destinatario può rifiutare. Sono situazioni diverse. Ma attenzione a un uso sistematico della conferma di lettura verso i dipendenti: quello esce dal perimetro di queste linee guida ed entra in quello del controllo a distanza, di cui abbiamo scritto parlando dei limiti alla conservazione delle email dei dipendenti.
Il paradosso tecnico: la metrica è già inaffidabile
C’è un fatto che rende tutta la discussione meno drammatica di come sembra, e non arriva da noi: arriva da Microsoft.
Outlook è configurato per bloccare per impostazione predefinita il download automatico delle immagini da internet. E nella propria documentazione Microsoft spiega il perché con parole che sembrano scritte per questo articolo: quelle immagini remote, dice, “a volte chiamate Web Beacon, possono essere usate per tracciare se qualcuno ha letto un’email”, e il blocco serve a evitare i tracking pixel, definiti come “immagini invisibili che possono dire a chi ha inviato che hai letto l’email”. L’utente può sbloccarle per un singolo messaggio proveniente da una fonte fidata.
La conseguenza è netta: su una quota rilevante dei destinatari il pixel non si carica affatto, e l’apertura non viene registrata. Il tasso di apertura che leggete nei report non è la percentuale di persone che hanno letto: è la percentuale di persone che hanno letto e il cui client ha scaricato le immagini.
Questo non rende il trattamento lecito — un dato parziale è comunque un dato personale. Ma cambia il calcolo di convenienza: state assumendo un rischio di conformità in cambio di una metrica che è già strutturalmente incompleta. Per molte PMI la risposta razionale non è costruire un impianto di consensi, è passare alla misurazione aggregata e spostare l’attenzione sui clic, che sono un’azione volontaria e un segnale di interesse molto più solido.
La revoca granulare
Un requisito che rompe la maggior parte dei footer esistenti: la revoca deve essere facile e granulare. Chi vuole continuare a ricevere le vostre comunicazioni ma non essere tracciato deve poterlo fare, e senza perdere funzionalità.
In pratica servono due controlli distinti, non uno solo che disiscrive da tutto. Il provvedimento cita icone standardizzate o collegamenti nel piè di pagina come modalità possibili. E aggiunge un obbligo che è tecnico prima che legale: le scelte espresse vanno documentate, perché la prova del consenso resta a carico di chi tratta i dati — lo stesso principio che vale per il consenso ai cookie.
Cosa fare, in ordine
- Inventariare da dove partono le email. Non solo la piattaforma di newsletter: CRM, gestionale, ticketing, automazioni. Ogni sorgente va guardata separatamente, perché ognuna ha la sua configurazione.
- Verificare, per ciascuna, se il tracciamento è individuale o aggregato. È la domanda che discrimina fra “serve il consenso” e “non serve”.
- Decidere che cosa vi serve davvero. Se il dato per-persona non entra in nessuna decisione, la strada più breve è disattivarlo: elimina il problema invece di gestirlo.
- Dove il tracciamento individuale serve, allineare la raccolta del consenso. Ricordando che può essere un consenso unico con quello promozionale, se la richiesta è neutra.
- Aggiornare l’informativa. Il provvedimento ammette l’approccio multilivello e la collocazione anche nella cookie policy: l’importante è che il tracciamento sia dichiarato, non che abbia una pagina propria.
- Sistemare il piè di pagina con la revoca granulare, distinta dalla disiscrizione.
- Aggiornare il registro dei trattamenti, che è il posto dove questa coerenza diventa verificabile: il template copre già la struttura.
Per i trattamenti già in corso il provvedimento è pragmatico: l’informativa va resa in occasione del primo invio utile o del primo momento di discontinuità, e i meccanismi di consenso possono essere introdotti progressivamente. Non serve fermare le spedizioni: serve un piano con delle date, e la traccia di averlo seguito.
Due scadenze nella stessa settimana
Vale segnalarlo perché cambia il modo di pianificare: la fine di ottobre 2026 concentra due adempimenti diversi. Il termine di adeguamento su queste linee guida cade a fine mese, e il 31 ottobre è la data da cui l’ACN può iniziare a verificare le misure di base della NIS2 — ne abbiamo scritto nella guida alla scadenza del 31 ottobre.
Non hanno nulla in comune sul piano normativo. Ne hanno molto sul piano pratico: sono entrambi lavori che richiedono un inventario di come sono configurati i sistemi, e le stesse persone se ne dovranno occupare. Farli in sequenza a ottobre significa farli male entrambi.
Stato delle informazioni: verificate il 14 agosto 2026. Le fonti sono il provvedimento del Garante del 17 aprile 2026 sulle linee guida in materia di tracking pixel, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29 aprile 2026, e la documentazione Microsoft sul blocco predefinito delle immagini esterne in Outlook. La data di fine ottobre è il risultato del conteggio dei sei mesi indicati dal provvedimento a partire dalla pubblicazione in Gazzetta. Questo articolo non è una consulenza legale: la valutazione delle basi giuridiche va fatta con chi assiste l’azienda sulla privacy.
Se volete partire dal punto 1 — sapere da quali sistemi escono le vostre email e come sono configurati — è il tipo di ricognizione che facciamo dentro l’assistenza Microsoft 365. Sul CRM, la configurazione del monitoraggio è una delle voci che tocchiamo nei progetti Dynamics 365 Sales: scriveteci se preferite farla insieme.